A novembre del 2004 iniziai un'avventura in una splendida libreria bolognese e a novembre 2014 eccomi qui, con la valigia in mano.
Scrivere cosa sono stati questi dieci anni è impossibile, raccontarli uno per uno sarebbe assurdo e inutile.
Però sento il bisogno di tirare un po' le somme, ed ecco che si affacciano alla mia mente tutta una serie di immagini, persone, eventi.
La mia vita a Bologna.
Forse non sarà emozionante leggerla, ma lo è scriverla, perciò sticazzi.
A Firenze il mio datore di lavoro mi disse che mi licenziava, ma se volevo potevo andare a lavorare in un'altra sua libreria, a Firenze o a Bologna.
Bologna mi era sempre piaciuta fin da bambina.
Pensai che a Bologna ci vivevano Luca e Francesco, ed era un motivo in più per andarci.
Penso a quelle due volte in dieci anni in cui ho visto Luca e Francesco.
Ho fatto la pendolare per tre mesi.
A volte il treno era in ritardo. Quasi sempre.
Quelle volte in treno con Ben.
Il 31 dicembre 2004 ero in treno che tornavo a Firenze e non avevo voglia di uscire.
Cristiana che mi dice "È ora che trovi una casa a Bologna".
Quelle volte in cui facevo fatica a conoscere gente nuova.
Quella volta che sono andata a vivere in una casa con 13 coinquilini.
Quella volta in cui mi sono svegliata circondata da infermieri.
L'orribile sensazione di sentirmi malata e la paura che succedesse di nuovo.
Quella volta in cui è successo.
Quegli anni in cui non è successo più, ma la paura restava.
Quella volta in cui ho capito che non sarebbe più successo.
Quella volta che per il mio trentesimo compleanno ho preso la patente della moto.
Quella volta in cui ho visto la Suzy e me ne sono innamorata, senza avere idea di come avrei fatto a guidare una moto che pesava quattro volte me.
Quelle innumerevoli volte che sono rimasta senza lavoro.
Quella volta che ho risposto ad un annuncio per agente di rampa senza sapere cosa fosse.
Quella volta che mi hanno preso.
Quelle volte con la neve.
Quelle volte con quaranta gradi all'ombra.
Quelle volte a Natale, Pasqua e compleanni.
A Firenze il mio datore di lavoro mi disse che mi licenziava, ma se volevo potevo andare a lavorare in un'altra sua libreria, a Firenze o a Bologna.
Bologna mi era sempre piaciuta fin da bambina.
Pensai che a Bologna ci vivevano Luca e Francesco, ed era un motivo in più per andarci.
Penso a quelle due volte in dieci anni in cui ho visto Luca e Francesco.
Ho fatto la pendolare per tre mesi.
A volte il treno era in ritardo. Quasi sempre.
Quelle volte in treno con Ben.
Il 31 dicembre 2004 ero in treno che tornavo a Firenze e non avevo voglia di uscire.
Cristiana che mi dice "È ora che trovi una casa a Bologna".
Quelle volte in cui facevo fatica a conoscere gente nuova.
Quella volta che sono andata a vivere in una casa con 13 coinquilini.
Quella volta in cui mi sono svegliata circondata da infermieri.
L'orribile sensazione di sentirmi malata e la paura che succedesse di nuovo.
Quella volta in cui è successo.
Quegli anni in cui non è successo più, ma la paura restava.
Quella volta in cui ho capito che non sarebbe più successo.
Quella volta che per il mio trentesimo compleanno ho preso la patente della moto.
Quella volta in cui ho visto la Suzy e me ne sono innamorata, senza avere idea di come avrei fatto a guidare una moto che pesava quattro volte me.
Alessandro che tenta di insegnarmi a guidare nel parcheggio del cinema.
La prima gita a Ferrara.
Quelle volte che mi cadeva mentre cercavo di parcheggiare e dovevo farmi aiutare dai passanti, con un discreto imbarazzo.
Quella volta in cui davanti ad un tornante, ho guardato l'erba a fianco e capito che era un buon punto per cadere.
Quella volta in cui sono caduta sulla Futa e sono rimasta immobile per un po', controllando se ero viva, menomata o paralizzata.
Quelle volte in cui ho detto non ci salgo più.
Quelle volte che ci sono risalita.
Quelle volte che urlavo a squarciagola dentro al casco e mi passava.
Quelle volte che ai semafori qualcuno mi guardava con l'aria "E che ci fai su quella moto, un calendario?" e quando diventava verde in 3 secondi era solo un puntino nero nello specchietto.
Quelle volte in cui mi sentivo fighissima.
Quella volta che me l'hanno rubata e mi sembrava si fossero presi pure una parte di me.
Il mio amico Andrea che mi dice "E fatti questo concorso, fai finta di comprare un biglietto della lotteria, se va male hai buttato via i soldi dell'iscrizione".
Quella volta che ho fatto il concorso.
Quella volta che ho vinto il concorso, dopo tre anni che non aprivo un libro di spagnolo.
Mi hanno dato mille euro al mese per tre anni per studiare e mi sono sentita la persona più fortunata del mondo.
Quei tre anni in cui ho studiato il giusto, consegnato ogni lavoro puntualmente e mi sono goduta la vita alla grande.
Quelle volte che mi cadeva mentre cercavo di parcheggiare e dovevo farmi aiutare dai passanti, con un discreto imbarazzo.
Quella volta in cui davanti ad un tornante, ho guardato l'erba a fianco e capito che era un buon punto per cadere.
Quella volta in cui sono caduta sulla Futa e sono rimasta immobile per un po', controllando se ero viva, menomata o paralizzata.
Quelle volte in cui ho detto non ci salgo più.
Quelle volte che ci sono risalita.
Quelle volte che urlavo a squarciagola dentro al casco e mi passava.
Quelle volte che ai semafori qualcuno mi guardava con l'aria "E che ci fai su quella moto, un calendario?" e quando diventava verde in 3 secondi era solo un puntino nero nello specchietto.
Quelle volte in cui mi sentivo fighissima.
Quella volta che me l'hanno rubata e mi sembrava si fossero presi pure una parte di me.
Il mio amico Andrea che mi dice "E fatti questo concorso, fai finta di comprare un biglietto della lotteria, se va male hai buttato via i soldi dell'iscrizione".
Quella volta che ho fatto il concorso.
Quella volta che ho vinto il concorso, dopo tre anni che non aprivo un libro di spagnolo.
Mi hanno dato mille euro al mese per tre anni per studiare e mi sono sentita la persona più fortunata del mondo.
Quei tre anni in cui ho studiato il giusto, consegnato ogni lavoro puntualmente e mi sono goduta la vita alla grande.
L'amicizia con Arianna, Costanza ed Alessia, e le risate a crepapelle durante una conferenza in portoghese.
Quella volta che ho ballato una pizzica a piedi nudi in piazza Maggiore.
Quella volta che ho conosciuto Ivana e ho trascorso una delle più belle estati della mia vita.
Quella volta in cui a Budrio ho ballato il mio primo Circolo Circasso.
Quelle volte in cui grazie ai soldi del dottorato potevo ballare tutto il tempo.
Quella volta che ho conosciuto Ivana e ho trascorso una delle più belle estati della mia vita.
Quella volta in cui a Budrio ho ballato il mio primo Circolo Circasso.
Quelle volte in cui grazie ai soldi del dottorato potevo ballare tutto il tempo.
Il viaggio verso Vialfré con Ivana e Crocifissa, che al casello di Casalecchio volevo già strozzare.
Il viaggio verso Vialfré con Laura, lei che sparisce dentro una nuvola di zanzare in un autogrill della pianura padana e io che cerco di restare seria, ma è dura.
Quella volta in cui Laura è morta. (Non all'autogrill, un paio d'anni dopo, ma sempre a cazzo di cane).
Quella volta in cui, finito il dottorato, ho realizzato che la mia avventura da ricercatrice finiva lì e che i vecchi baroni non avrebbero mai mollato la poltrona.Quelle innumerevoli volte che sono rimasta senza lavoro.
Quella volta che ho risposto ad un annuncio per agente di rampa senza sapere cosa fosse.
Quella volta che mi hanno preso.
Quelle volte con la neve.
Quelle volte con quaranta gradi all'ombra.
Quelle volte a Natale, Pasqua e compleanni.
L'amicizia con Lucia, Raffa, Gianpiero.
L'intesa con Germana.
La volta che mi son persa cercando casa sua. Ma poi ho visto Gilda e mi è passata.
Le risate con Florinda.
Quella volta che a un passeggero venne un attacco di panico e non voleva più partire e abbiamo perso un'ora a recuperare le sue tre (TRE) valigie.
Quella volta in cui ho lasciato a terra quaranta valigie. Ops.
Quella volta in cui un comandante turco voleva accendere i motori prima che salissero i passeggeri.
Quelle milioni di volte in cui non sono stata zitta.
Quella volta che mi hanno licenziato perché non sono stata zitta.
Quella volta che a un passeggero venne un attacco di panico e non voleva più partire e abbiamo perso un'ora a recuperare le sue tre (TRE) valigie.
Quella volta in cui ho lasciato a terra quaranta valigie. Ops.
Quella volta in cui un comandante turco voleva accendere i motori prima che salissero i passeggeri.
Quelle milioni di volte in cui non sono stata zitta.
Quella volta che mi hanno licenziato perché non sono stata zitta.
O forse perché avevo fatto sciopero, ma ero una lavoratrice stagionale e nessuno mi difendeva.
Quella volta che mi ha assunto l'azienda accanto.
Quella volta che un caposcalo mi voleva strozzare in mezzo al piazzale.
Quella volta in cui un collega mi voleva picchiare.
Quel capodanno sulla pista in cui ci siamo divertiti lo stesso.
Quella volta in cui uno dei miei capi diede di matto e iniziò ad urlare.
Quella volta in cui Ivo mi difese.
Quella volta in cui Ivo mi aprì il suo cuore.
Quella volta in cui Ivo è morto.
Quella volta in cui ho aperto un blog.
Quella volta in cui ho conosciuto sua moglie e suo figlio.
Quella volta in cui una zelante addetta alla sicurezza mi ha detto "Si spogli".
Quella volta in cui stavo per rimanere in mutande davanti ad una zelante addetta alla sicurezza.
Quella volta in cui non mi hanno rinnovato il contratto.
Quella volta che mi ha assunto l'azienda accanto.
Quella volta che un caposcalo mi voleva strozzare in mezzo al piazzale.
Quella volta in cui un collega mi voleva picchiare.
Quel capodanno sulla pista in cui ci siamo divertiti lo stesso.
Quella volta in cui uno dei miei capi diede di matto e iniziò ad urlare.
Quella volta in cui Ivo mi difese.
Quella volta in cui Ivo mi aprì il suo cuore.
Quella volta in cui Ivo è morto.
Quella volta in cui ho aperto un blog.
Quella volta in cui ho conosciuto sua moglie e suo figlio.
Quella volta in cui una zelante addetta alla sicurezza mi ha detto "Si spogli".
Quella volta in cui stavo per rimanere in mutande davanti ad una zelante addetta alla sicurezza.
Quella volta in cui non mi hanno rinnovato il contratto.
Il colloquio col maniaco sessuale.
Le offerte di lavoro sottopagato.
Quella volta che dopo 7 spritz con la mia amica Veronica per poco non entravo contromano in via Mascarella.
Quella volta che per non entrare contromano in via Mascarella mi sono buttata nella corsia degli autobus e ho preso la multa.
Quella volta che meglio la multa che un incidente.
Quella volta che la mia amica Veronica ha sofferto tanto.
Quelle volte che la mia amica Veronica c'era quando avevo bisogno.
Quella volta che dopo 7 spritz con la mia amica Veronica per poco non entravo contromano in via Mascarella.
Quella volta che per non entrare contromano in via Mascarella mi sono buttata nella corsia degli autobus e ho preso la multa.
Quella volta che meglio la multa che un incidente.
Quella volta che la mia amica Veronica ha sofferto tanto.
Quelle volte che la mia amica Veronica c'era quando avevo bisogno.
Il concerto di Fossati, le lacrime e le risate.
Quella volta che ho parcheggiato in centro e me ne sono scordata, son tornata a casa a piedi e la mattina ho fatto una corsa, ma la multa me l'avevano già fatta.
Quelle centinaia di volte che mi sono sbronzata.
Quella volta che vivevo col mio migliore amico, e non uscivamo quasi mai perché chi ce lo fa fare, si sta così bene sul divano.
Quella volta che abbiamo litigato e non ci siamo parlati per un paio d'anni.
Quella volta che ci siamo ritrovati.
Quella volta in cui ha chiuso Sala Borsa, nonostante avessimo resistito con passione e dignità.
Quella volta in cui ha aperto Lilliput.
Quella volta in cui anche Lilliput ha chiuso, e poi le due di Firenze.
Quelle volte che ho avuto paura ad entrare nelle librerie, perché temevo che chiudessero.
Quel Capodanno a casa di Mastai.
Quella volta in cui Mastai è morto.
La volta in cui Cristiana, al suo compleanno, venne da me barcollando e con la bocca impastata dall'alcol mi disse che mi voleva tanto bene.
Quella volta che ho parcheggiato in centro e me ne sono scordata, son tornata a casa a piedi e la mattina ho fatto una corsa, ma la multa me l'avevano già fatta.
Quelle centinaia di volte che mi sono sbronzata.
Quella volta che vivevo col mio migliore amico, e non uscivamo quasi mai perché chi ce lo fa fare, si sta così bene sul divano.
Quella volta che abbiamo litigato e non ci siamo parlati per un paio d'anni.
Quella volta che ci siamo ritrovati.
Quella volta in cui ha chiuso Sala Borsa, nonostante avessimo resistito con passione e dignità.
Quella volta in cui ha aperto Lilliput.
Quella volta in cui anche Lilliput ha chiuso, e poi le due di Firenze.
Quelle volte che ho avuto paura ad entrare nelle librerie, perché temevo che chiudessero.
Quel Capodanno a casa di Mastai.
Quella volta in cui Mastai è morto.
La volta in cui Cristiana, al suo compleanno, venne da me barcollando e con la bocca impastata dall'alcol mi disse che mi voleva tanto bene.
Quella volta che ho conosciuto sua sorella Silvana, che ama tanto, e ho capito perché.
A casa di Marta, che quasi rischiava di morire, ma è viva e mi fa ridere.
Quella volta in cui stavo per confessare al mio amico che ero innamorata di lui e lui mi confessò che si era messo con una mia amica. Figuraccia evitata, cuore spezzato.
Quella volta che un ottantenne mi propose di ballare un boogie-woogie in Strada Maggiore.
Quella volta che ballai.
L'ottantenne mi fece un servizio di foto in bianco e nero che così bella non mi ero vista mai.
Quella volta che mi fece trovare per terra, davanti alla porta una foto di me con le mani giunte e io mi misi a piangere per la commozione.
Quella volta in cui stavo per confessare al mio amico che ero innamorata di lui e lui mi confessò che si era messo con una mia amica. Figuraccia evitata, cuore spezzato.
Quella volta che un ottantenne mi propose di ballare un boogie-woogie in Strada Maggiore.
Quella volta che ballai.
L'ottantenne mi fece un servizio di foto in bianco e nero che così bella non mi ero vista mai.
Quella volta che mi fece trovare per terra, davanti alla porta una foto di me con le mani giunte e io mi misi a piangere per la commozione.
Il trasloco in Bolognina, finalmente una casa tutta mia.
Quella volta in cui mi sono innamorata di Paolo.
Quella volta che la storia con Paolo è finita perché eravamo troppo diversi.
Quella volta che sono tornata a piedi dal Pilastro fumando una sigaretta dopo l'altra.
Quella volta che sono stata una settimana chiusa in casa mangiando merendine, fumando sigarette e facendo solitari.
Quella volta che ho sentito il bisogno di pregare.
Quella volta che ho detto alla mia amica Bibi che avrei preso il Gohonzon e lei si è messa a piangere.
Quella volta che ho detto alla mia amica Nicole che avrei restituito il Gohonzon e lei si è messa a piangere.
Quella volta che ho perso la fede.
Quella volta che ho ritrovato me stessa.
Quella volta che Paolo mi fece comprare una macchina che serviva più a lui che a me.
Quella volta che dopo che ci siamo lasciati la macchina l'ho dovuta tenere io, visto che l'avevo pagata.
Il mio primo incidente e la macchina era da buttare.
Quella volta che la prima macchina della mia vita è durata due mesi e mezzo. Quella volta in cui con Bibi, Giuseppe e Gianni abbiamo dipinto casa mia. Un disastro, ma ci siamo divertiti come matti. All'inizio.
Quella volta in cui mi sono innamorata di Paolo.
Quella volta che la storia con Paolo è finita perché eravamo troppo diversi.
Quella volta che sono tornata a piedi dal Pilastro fumando una sigaretta dopo l'altra.
Quella volta che sono stata una settimana chiusa in casa mangiando merendine, fumando sigarette e facendo solitari.
Quella volta che ho sentito il bisogno di pregare.
Quella volta che ho detto alla mia amica Bibi che avrei preso il Gohonzon e lei si è messa a piangere.
Quella volta che ho detto alla mia amica Nicole che avrei restituito il Gohonzon e lei si è messa a piangere.
Quella volta che ho perso la fede.
Quella volta che ho ritrovato me stessa.
Quella volta che Paolo mi fece comprare una macchina che serviva più a lui che a me.
Quella volta che dopo che ci siamo lasciati la macchina l'ho dovuta tenere io, visto che l'avevo pagata.
Il mio primo incidente e la macchina era da buttare.
Quella volta che la prima macchina della mia vita è durata due mesi e mezzo. Quella volta in cui con Bibi, Giuseppe e Gianni abbiamo dipinto casa mia. Un disastro, ma ci siamo divertiti come matti. All'inizio.
Quella volta in cui ho scritto una frase di Cortàzar sul muro.
Quella volta in cui "sordo" non si poteva guardare, ma non sapevo come fare a correggerlo.
Quella volta in cui mi sono mezza intossicata coi solventi e ho fatto un'enorme macchia sul muro.
Quella volta in cui ho messo un adesivo gigante e azzurro sul muro rosso con scritto "sordo".
Quelle volte in cui leggo il muro e continuo a chiedermi "Sì, ma chi ci guarirà dal fuoco sordo".
Quelle volte che ho letto e riletto Rayuela.
Quella volta che ho sbattuto contro la libreria, mi è venuto un occhio nero, e tutti mi chiedevano se il mio fidanzato mi picchiava. Manco ce l'avevo il fidanzato, ma nessuno mi credeva.
Quella volta in cui "sordo" non si poteva guardare, ma non sapevo come fare a correggerlo.
Quella volta in cui mi sono mezza intossicata coi solventi e ho fatto un'enorme macchia sul muro.
Quella volta in cui ho messo un adesivo gigante e azzurro sul muro rosso con scritto "sordo".
Quelle volte in cui leggo il muro e continuo a chiedermi "Sì, ma chi ci guarirà dal fuoco sordo".
Quelle volte che ho letto e riletto Rayuela.
Quella volta che ho sbattuto contro la libreria, mi è venuto un occhio nero, e tutti mi chiedevano se il mio fidanzato mi picchiava. Manco ce l'avevo il fidanzato, ma nessuno mi credeva.
Il giorno che ho portato a casa Anouk, la mia gatta meravigliosa.
Il giorno infausto in cui ho dovuto lasciarla alla nonna.
Quella volta che a yoga sono riuscita a prendermi i talloni inarcando la schiena.
Quelle volte in cui andavo al cinema da sola in piazza Maggiore e mi emozionavo per il film, il vento caldo e la bellezza di Bologna.
Quella volta che a yoga sono riuscita a prendermi i talloni inarcando la schiena.
Quelle volte in cui andavo al cinema da sola in piazza Maggiore e mi emozionavo per il film, il vento caldo e la bellezza di Bologna.
Guccini che canta Cyrano e si blocca, ho il terrore che gli sia preso un ictus, dice di no, ma decido che ai suoi concerti non ci vado più.
Quelle notti in cui tornavo a casa a piedi (quasi tutte).
Quella notte in cui scoppiò una rissa sotto casa e un ragazzo cadde a terra e sembrava morto. Nessuno si muoveva, così scesi e gli presi la mano. Lui voleva scappare anche se sanguinava perché non aveva i documenti, ma io gli ho detto di non avere paura. Poi arrivò l'ambulanza, ma anche la polizia.
Quella volta in cui cercai di parlare con la polizia, ma se lo portarono via e io mi sono sentita in colpa per avergli detto di non avere paura.
Quella volta in cui ho fermato un tizio che picchiava una ragazza. Lei che mi dice "lascialo stare, lui mi ama".
Quella volta che ho capito che poteva fermarlo solo lei, ma non l'avrebbe fatto.
Quella volta in cui mi sono lanciata contro uno stronzo che picchiava una trans e per poco non mi becco un cazzotto in un occhio.
Quella volta che "Non cambi mai".
Quella volta che "Speriamo".
Quella volta che in una chat su Whatsapp si discuteva se andare o meno alla sagra del castrato e ho scoperto che Patti è incinta. Che felicità!
Quelle volte in sala prove da Max, in cui lui sembrava l'unico dalla mia parte, anche quando mi dava torto.
Quelle sere al bar di Arturo e Barbara.
Quelle volte che c'eravamo tutti, come una grande famiglia.
Quella festa con tanta gente quando sono partita. Due volte.
Quelle volte che non c'era più nessuno, perché quella grande famiglia era un'illusione .
Quelle volte in cui Arturo e Barbara mi dicono che non ne possono più del bar, del quartiere e della brutta gente.
Quella volta in cui Barbara mi ha trattato male e io le ho regalato un mazzo di fiori.
Quella volta in cui Barbara mi ha fatto emozionare.
Quei 2 agosto alla stazione.
Quei 25 aprile in Pratello.
Quella volta in cui Fabrizio mi disse "Visto che sei disoccupata, perché non fai volontariato coi bambini?".
"Semplice: perché i bambini mi fanno paura".
Quella volta da cui i bambini non mi hanno fatto più paura, quando ho conosciuto i bambini "difficili" della Bolognina e ho capito quanto fosse facile amarli.
Quella volta in cui Ale e Giò si sono sposati. In Norvegia, perché l'Italia è l'appendice del Vaticano. O l'intestino.
Quelle notti in cui tornavo a casa a piedi (quasi tutte).
Quella notte in cui scoppiò una rissa sotto casa e un ragazzo cadde a terra e sembrava morto. Nessuno si muoveva, così scesi e gli presi la mano. Lui voleva scappare anche se sanguinava perché non aveva i documenti, ma io gli ho detto di non avere paura. Poi arrivò l'ambulanza, ma anche la polizia.
Quella volta in cui cercai di parlare con la polizia, ma se lo portarono via e io mi sono sentita in colpa per avergli detto di non avere paura.
Quella volta in cui ho fermato un tizio che picchiava una ragazza. Lei che mi dice "lascialo stare, lui mi ama".
Quella volta che ho capito che poteva fermarlo solo lei, ma non l'avrebbe fatto.
Quella volta in cui mi sono lanciata contro uno stronzo che picchiava una trans e per poco non mi becco un cazzotto in un occhio.
Quella volta che "Non cambi mai".
Quella volta che "Speriamo".
Quella volta che in una chat su Whatsapp si discuteva se andare o meno alla sagra del castrato e ho scoperto che Patti è incinta. Che felicità!
Quelle volte in sala prove da Max, in cui lui sembrava l'unico dalla mia parte, anche quando mi dava torto.
Quelle sere al bar di Arturo e Barbara.
Quelle volte che c'eravamo tutti, come una grande famiglia.
Quella festa con tanta gente quando sono partita. Due volte.
Quelle volte che non c'era più nessuno, perché quella grande famiglia era un'illusione .
Quelle volte in cui Arturo e Barbara mi dicono che non ne possono più del bar, del quartiere e della brutta gente.
Quella volta in cui Barbara mi ha trattato male e io le ho regalato un mazzo di fiori.
Quella volta in cui Barbara mi ha fatto emozionare.
Quei 2 agosto alla stazione.
Quei 25 aprile in Pratello.
Quella volta in cui Fabrizio mi disse "Visto che sei disoccupata, perché non fai volontariato coi bambini?".
"Semplice: perché i bambini mi fanno paura".
Quella volta da cui i bambini non mi hanno fatto più paura, quando ho conosciuto i bambini "difficili" della Bolognina e ho capito quanto fosse facile amarli.
Quella volta in cui Ale e Giò si sono sposati. In Norvegia, perché l'Italia è l'appendice del Vaticano. O l'intestino.
Maria Chiara che deve farsi un guardaroba decente e allora ci siamo girate i negozi di tutta Bologna, provandoci decine e decine di vestiti.
I pranzi e le cene a casa di Pietro e Paola.
Quella volta in cui ho bucato una gomma in tangenziale.
Quella volta in cui il mio amico Michele mi ha salvato.
Quella volta in cui Michele è sparito.
Quelle volte che Giuseppe mi ha fatto piangere dal ridere.
Quella volta che Giuseppe si è operato e io ho pregato tanto.
Quella volta che Giuseppe ha fatto uno spettacolo davanti ai suoi genitori e alla fine piangevamo tutti.
Salutare Giuseppe: un amico, un fratello, una travestita. La persona più divertente che abbia mai conosciuto.
Quelle volte a casa di Maria Clara.
Quelle volte che lei mi ha salvato la vita, quelle volte in cui l'ho salvata io.
La sera che abbiamo assistito Lucifero mentre gli facevano l'iniezione.
Quella volta in cui ho bucato una gomma in tangenziale.
Quella volta in cui il mio amico Michele mi ha salvato.
Quella volta in cui Michele è sparito.
Quelle volte che Giuseppe mi ha fatto piangere dal ridere.
Quella volta che Giuseppe si è operato e io ho pregato tanto.
Quella volta che Giuseppe ha fatto uno spettacolo davanti ai suoi genitori e alla fine piangevamo tutti.
Salutare Giuseppe: un amico, un fratello, una travestita. La persona più divertente che abbia mai conosciuto.
Quelle volte a casa di Maria Clara.
Quelle volte che lei mi ha salvato la vita, quelle volte in cui l'ho salvata io.
La sera che abbiamo assistito Lucifero mentre gli facevano l'iniezione.
Il gatto con gli occhi più belli del mondo.
Quella volta che ho sceso le scale con un gatto morto in braccio.
Quel Capodanno noi due sole, con un mini falò dove incendiare le cose da lasciarci alle spalle e impegnarsi in nuove sfide.
Le sfide che abbiamo perso.
Le sfide che abbiamo vinto.
Trovare la vittoria anche dentro una sconfitta.
Quella volta che ha cucinato un sacco di tortelli e tortellini diversi e io e Giù li abbiamo assaggiati tutti.
Quelle volte in cui le persone che credevi non ti avrebbero mai lasciato l'hanno fatto.
Quelle volte in cui le conti e fa impressione.
Quelle volte in cui le persone che credevi non ti avrebbero mai lasciato l'hanno fatto.
Quelle volte in cui le conti e fa impressione.
Ma poi guardi chi è rimasto e provi orgoglio e gratitudine.
Quella volta in cui passeggiavo con John e lui mi propose di andare a vivere in Canada. (Trattasi di un falso storico: ho fatto tutto da sola, ma lui mi ha sempre appoggiato, o almeno credo).
Quelle volte in cui Bologna non l'avrei mai lasciata.
Stanotte nel letto di Firenze, dopo aver chiuso con Bologna.
Quella volta in cui mia madre mi ha parlato di Dynamo Camp.
Quella volta in cui ho mandato la richiesta di volontariato, ma avevano già superato il limite consentito.
Quella volta in cui la richiesta è stata accettata.
Quella volta in cui "però non me la sento di stare a contatto stretto coi bambini".
Quella volta in cui ho rimpianto quella mia frase.
Quella volta che davanti ad un bambino speciale che scalava una parete ho capito che potevo fare qualunque cosa.
Quella volta che ho preso le decisioni più importanti della mia vita guardando dei bambini arrampicarsi.
Quella volta in cui passeggiavo con John e lui mi propose di andare a vivere in Canada. (Trattasi di un falso storico: ho fatto tutto da sola, ma lui mi ha sempre appoggiato, o almeno credo).
Quelle volte in cui Bologna non l'avrei mai lasciata.
Stanotte nel letto di Firenze, dopo aver chiuso con Bologna.
Quella volta in cui mia madre mi ha parlato di Dynamo Camp.
Quella volta in cui ho mandato la richiesta di volontariato, ma avevano già superato il limite consentito.
Quella volta in cui la richiesta è stata accettata.
Quella volta in cui "però non me la sento di stare a contatto stretto coi bambini".
Quella volta in cui ho rimpianto quella mia frase.
Quella volta che davanti ad un bambino speciale che scalava una parete ho capito che potevo fare qualunque cosa.
Quella volta che ho preso le decisioni più importanti della mia vita guardando dei bambini arrampicarsi.
E la volta in cui ci sono tornata.
Quelle volte in cui se tornassi indietro, ma anche no.
Quelle volte in cui se tornassi indietro, ma anche no.
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