Ai semafori si può girare a destra quando è rosso, e quando un pedone attraversa sulle strisce tutti si fermano e non ripartono finché non è sul marciapiede.
Le multe per le effrazioni sono altissime, e quasi sempre è prevista almeno una notte in prigione.
Insomma, niente di particolare, se si ha il senso della legalità.
Ma la faccenda si tinge improvvisamente di giallo quando si tratta di incroci stradali.
Immaginate due strade, grandi uguali, che si intersecano.
A differenza di molti Paesi, non si rileva la presenza di alcun cartello.
La domanda sorge spontanea: a chi tocca?
La risposta è sorprendente: TOCCA A CHI ARRIVA PRIMO.
Oddio.
Se non c'è nessuno è semplice, sei solo obbligato a fermarti completamente e ripartire.
Se si è in due è generalmente facile, a meno che uno non sia innatamente gentile, qualità notoriamente tipica della popolazione canadese. Ma questo lo approfondiremo più tardi.
Da tre macchine in sù la faccenda si complica.
Prima di tutto devi essere particolarmente attento, scrutare l'orizzonte e valutare l'ordine di arrivo, cosa non così semplice, visto che tendenzialmente ognuno è perso nei propri pensieri mentre guida. Ma immagino che con la pratica ci si prenda la mano.
Resta il fatto che in genere la differenza tra il primo e il secondo posto è di un paio di secondi, e in questi casi entra in gioco la soggettività di ognuno. Se poi sei terzo o quarto, magari in fila dietro il primo, allora devi iniziare ad affidarti al caso o alla preghiera, sperando che tutti gli altri sappiano esattamente come muoversi.
In genere funziona, ovviamente si perdono un po' di secondi, ma non sembra essere un problema.
Ma la scena diventa surreale quando arriva lui (o loro): L'AUTOMOBILISTA GENTILE.
Quello che ti guarda, sorride e dice qualcosa tipo "prego, si accomodi": nel migliore dei casi l'altro ringrazia, tutti gli altri concedono al primo il diritto divino di diventare secondo e il teatrino può continuare, dando per scontato che gli altri non si siano distratti e sappiano a che punto siamo.
Ma, come ho detto prima, i canadesi sono TUTTI gentili, perciò spesso ti trovi lì ad aspettare il tuo turno, osservando basito (specialmente se sei italiano) questo branco di pazzi che comunica col labiale a colpi di "prego si accomodi" e "si figuri, tocca a lei" e poi "grazie mille" e "piacere mio".
Io tendo ad evitare di mettermi alla guida, perché in queste occasioni mi viene sempre l'orticaria. O l'orchite.
Ma la mia natura di immigrata ha sempre il sopravvento e non riesco a fare a meno di pensare a come sarebbe se questa regola venisse applicata in Italia.
Allora mi immagino quello che accelera quando vede un'auto all'orizzonte, quello che rallenta ma non si ferma, quello che si rassegna e aspetta un quarto d'ora e soprattutto l'italica tendenza alla polemica. "Sono arrivato prima io" "il mio parafango ha superato la riga prima del tuo", "sono in ritardo", "mia madre sta morendo", e tutta l'inevitabile sequela di offese, imprecazioni e bestemmie che sorgerebbe ad ogni singolo, maledetto incrocio. Decido di evitare completamente la computa di eventuali incidenti.
E allora inizio a ridere come una matta, aspettando che qualcuno mi faccia passare e pensando a quanto sia strano vivere in un Paese dove la correttezza è così radicata e contemporaneamente quanto mi manca l'Italia, col suo branco di pazzi pronti ad inventare scuse e imprecazioni colorite pur di raggiungere casa, il lavoro o il bar e raccontare la propria avventura giornaliera.
Dio salvi la rotonda.