domenica 22 marzo 2020

Cuba, o Della Rivoluzione

A un mese di distanza, con le dinamiche mondiali completamente cambiate e visto che non ho davvero niente da fare, penso sia ora di elaborare il mio viaggio a Cuba.

28 giorni, 7 località, 10 B&B, 497317 passi (326,66 km), circa 1300 km con mezzi extraurbani (autobus o taxi scassati), 4 ore totali (!) trascorse su internet.

A Cuba ero già stata nel 2003, il regalo di laurea più prezioso.

E dopo 17 anni l'ho ritrovata più o meno uguale, un po' invecchiata, forse, ma come me, d’altronde.

Messi quasi da parte desideri di divertimento sfrenato, amori folli, avventure spericolate, stavolta ho principalmente girovagato, curiosa, alla ricerca dei particolari, degli ideali e delle emozioni a me familiari, tentando di capire se e come sono cambiati.

Cuba è ancora un Paese povero, non a livelli da Terzo mondo, ma non all'altezza delle moderne società occidentali. Una perla luccicante in confronto alle altre isole tropicali, ma pur sempre con le vene aperte dell'America Latina (cit.).

Il peso schiacciante dell'embargo, ormai talmente anacronistico da risultare grottesco, quasi tragicomico, se solo non toccasse così profondamente milioni di vite umane.
Le navi piene di beni essenziali (e non) in lontananza, i negozi semivuoti, l'affollamento surreale alle fermate dell'autobus, la birra introvabile di martedì, i locali in cui manca quasi metà delle cose elencate nei menù.

La cucina orrenda. Alloggiare nei B&B è piacevole e interessante, ma purtroppo ti obbliga a mangiare fuori ogni santo giorno almeno una volta.
È vero, gli ingredienti a disposizione sono quelli che sono, ma ancora non si spiega come non si sia sviluppata una cucina tipica decente, una variazione sul tema, una via d'uscita da quelcazzodirisocoifagiolinerieilpolloseccoeilmaialeoilpescegrigliatofrittoosennòunpanino.
Certamente il budget era limitato, ma anche quando, in preda alla disperazione, ci siamo lanciati verso ristoranti raccomandati dalle guide, raramente il risultato è stato soddisfacente. Probabilmente l'offerta è tarata su una permanenza di 10-15 giorni (ma i cubani come fanno?), perciò è normale che dopo le prime 2 settimane la dieta sia stata integrata da quantità assurde di biscotti secchi. Sorvolo sui dettagli della mia attività intestinale.
Resta lo stupore di fronte alla totale mancanza di fantasia culinaria. In quanto italiana, ho immancabilmente ceduto alle lusinghe della pizza, ma la percentuale qualificata "disgustosa" è stata persino più alta che in Canada.
Mi sono pure beccata un piatto di spaghetti tritati in una brodaglia di pomodoro e maiale, ma credo di essermeli meritati.

La gente. Bellissima, gentile, disponibile, bugiarda. Bugiardissima. Una stranissima ma innegabile realtà: everybody lies, tutti mentono.
Bugie piccole, grandi, sicuramente poco importanti, ma costanti. Credo di non aver incontrato una singola persona che non abbia detto almeno una bugia.
Il 90% delle persone con cui abbiamo parlato aveva un parente in Italia, il 50% la madre o un parente stretto senza gambe, ogni tassista ha un amico con un b&b e quasi tutti possono procurarti qualcosa ad un prezzo speciale "ma solo perché sei te". Tantissimi sono stati all'estero ma sono tornati, anche se qui non gli piace tanto. Boh.
Non c'è alcun giudizio in tutto ciò, se io vivessi lì chissà cosa mi inventerei. Peccato, però.

La politica. Argomento ancora tabù, a volte qualcuno si lascia andare alla rabbia, altri all'ottimismo, la maggior parte alla rassegnazione. In generale, quando si nomina Trump e l'embargo siamo tutti d'accordo. Ho incrociato solo un fascista dichiarato, mi ha fatto talmente schifo da farmi traslocare di corsa, la cosa più triste è che parlava di fronte ai suoi due bambini e alla moglie che zittiva ogni volta che apriva bocca. Raccontava con orgoglio di aver vissuto 10 anni a Viterbo, dove ha lasciato altri due figli (speriamo che anche questa sia una bugia).
Con qualcuno siamo riusciti ad approfondire un po', ma la situazione è piuttosto confusa.
Quasi 60 anni di potere concentrato nelle mani di una sola persona sono difficili da superare, la partecipazione democratica non è facile da costruire e il bene comune non è esattamente il primo pensiero dei cubani, come d'altronde accade nel resto del mondo. C'è sicuramente spazio di miglioramento, ma non so se ci sia la volontà.

La Storia, anzi la Rivoluzione.
I musei, il "mio" Mausoleo, i monumenti alla memoria e i cartelli un po' sbiaditi della propaganda: la Rivoluzione è ovunque, riaffiora da ogni strada, muro, edificio... La vedi quando la gente parla ancora di Ernesto, Camilo e Fidel, senza cognome, come se fossero parte della famiglia. La senti nelle parole orgogliose che rivendicano l'eccellenza medica e universitaria, l'aiuto materiale e rivoluzionario ai Paesi bisognosi, come all’Italia ai tempi del Coronavirus, un Paese così piccolo e vulnerabile, commovente.
La sogni ogni volta che in qualche angolo della città parte "Comandante Che Guevara", e per lo stesso motivo la senti scivolare via quando attaccano subito a ruota "Guantanamera" e "Besame mucho".

La modernità. Perché il mondo sta cambiando, e si vede anche a Cuba. Le piazze pubbliche dove si riesce a trovare la connessione internet sono piene di sagome familiari, illuminate dallo schermo di un telefono: gente che parla, che cerca, che gioca, che si perde. Il tutto in rigorosa solitudine. Decine di persone, ognuna sola col suo telefonino. Uno spettacolo desolante. Una volta abbiamo visto un locale Wi-Fi Free strapieno e tuttavia immerso in un silenzio surreale, interrotto solo da qualche videochiamata o da un video cretino sfuggito al controllo. Il vento caldo in una città tropicale, una banda che suona in lontananza e un branco di deficienti pronti per l'estinzione (speriamo).
Internet 24/7 è per la maggior parte roba da turisti, ma ormai quasi tutti i teenager hanno un telefono e si può vedere che la rivoluzione tecnologica è ormai avviata.

I giovani. Uguali ai loro omologhi del resto del mondo, vestono più o meno uguale, ascoltano musica simile, ma non rinunciano del tutto allo stare insieme perciò, invece delle cuffie, portano con se' degli speaker fastidiosissimi ma anche vagamente socialisti, quindi non si può fare a meno di apprezzarli quando girano in branco e sparano musica orrenda a tutta randa, giorno e notte. QUASI sempre, a volte riaffiora prepotente il vecchio stalinismo e vorresti rinchiuderli in uno sgabuzzino. O peggio.
Sognano quasi tutti di fuggire via, convinti di trovare quel posto nel mondo che un po' abbiamo cercato tutti, ma ben pochi han poi raggiunto. A volte sono stata tentata di dire qualcosa, spiegare come il mondo fuori sia assai peggio di come se lo immaginino, ma mi sono trattenuta. Che ne so di cosa sia meglio? E in fondo poi, alla loro età, quante volte ho ascoltato i consigli altrui, specialmente dei cinici disillusi?
Resta la tristezza di vedere come sia difficile parlare coi ragazzi, come raramente sorridano quando li incroci per strada, lo scarso interesse nelle conversazioni casuali, a differenza dei vecchi, che ad attaccarti un bottone ci mettono un attimo. Come me. Oddio.

I vecchi, ecco. Un po' come i partigiani italiani, anche i rivoluzionari cubani iniziano ad invecchiare. Mediamente una quindicina d'anni più giovani, sono abbastanza semplici da trovare, ma non sempre altrettanto orgogliosi del loro passato glorioso.
La mitica Rivoluzione partì malino con un centinaio di guerriglieri all'assalto (fallito) alla Moncada e continuò con un esercito un po' scalcagnato di 82 rivoluzionari a bordo di una bagnarola. Negli anni che seguirono molti si aggiunsero, altri se ne andarono, altri ancora ci si trovarono in mezzo e si fecero trasportare.
Ecco, senza Fidel e con Raúl fuori dalla politica e più di là che di qua, è un po' come se i "trasportati" si siano nuovamente trovati un po' allo sbando, facendo fatica a riconoscere gli ideali di uguaglianza dietro sanità, istruzione e la detestata "libreta", una tessera annonaria che in passato assicurava cibo per tutti ma che oggi è raramente commisurata ai bisogni individuali, causando una corsa al mercato nero che non fa altro che affossare ulteriormente un sistema inizialmente egualitario.
Insomma, visto che il socialismo reale zoppica, anche gli ideali che ne sono la base sembrano traballare.

Allora per un momento sale la rabbia, il nervosismo verso gli ingrati che non si ricordano com'era prima, la triste consapevolezza che presto potrebbe tornare tutto in mano agli speculatori e tutto ciò che non entra tra le pareti dei resort si potrebbe trasformare in ghetto, o quasi.

Ma subito dopo arriva l'autocritica, l'indignazione verso di me, di noi che, scordata la lezione dei gloriosi partigiani, la Rivoluzione non l'abbiamo mai fatta, che ci mettiamo le magliette con Che Guevara ma quello che ha osato lui noi no, come si fa, mica ci si può mettere a lottare contro tutto il sistema.

Io che mi commuovo e lascio un garofano rosso sulla tomba del Che (il terzo dopo 7 pullman di turisti evasi per un paio d'ore dall'all inclusive di Varadero), io che faccio le foto ai cartelli e alle scritte sui muri, io che a visitare un museo ci metto 6 ore perché devo leggere tutte le didascalie sotto i vecchi scarponi di guerriglieri sconosciuti, rileggere per l'ennesima volta le biografie dei miei eroi, rivedere con orgoglio i risultati del governo rivoluzionario, accarezzare con tenerezza la foto di Fidel pensando "disgraziato, ti sei beccato tutte le critiche, il disprezzo e l'odio, ma il posto tuo non l'avrebbe mai preso nessuno".

E quando è arrivata la fine di questa esperienza bellissima, che oltre a rimettermi in pace col mondo facendomi scordare lavoro, neve e tedio invernale ha richiamato  memorie, emozioni ed ideali un po' impolverati, me ne sono andata barattando Cuba, la Rivoluzione e il Socialismo con un comodo divano ed un moderno tablet da cui osservo il mondo, senza più provare a cambiarlo.

E allora riaffiorano con prepotenza le sue preziose parole:

"Me di cuenta de una cosa fundamental [...] para ser revolucionario, lo primero que hay que tener es revolución".
                                                                                 Ernesto "Che" Guevara

Hasta siempre Cuba mia adorata.

Nessun commento:

Posta un commento